martedì 10 maggio 2016

QUELLO CHE IL TUO ANIMALE DOMESTICO RIVELA DI TE.Chi ha un...


Tutto quello che il tuo animale domestico rivela di te



Chi ha un cane è un lavoratore, chi ha un gatto tende a essere disordinato: nella nostra psicologia c’è qualcosa che ci spinge a scegliere un animale invece di un altro


I padroni dei cani sono lavoratori e socievoli, quelli dei gatti solitari, pigri e disordinati e chi ha un coniglio tende a essere creativo, introspettivo e geek (secondo un’auto-definizione). E poi gli uomini sposati tendono ad avere preferibilmente un cane, mentre le ragazze single un gatto e ancora a seconda della razza dell’animale le caratteristiche psicologiche del padrone cambiano ulteriormente. Nulla è casuale insomma secondo un sondaggio promosso dalla società di assicurazioni britannica Petplan per celebrare il lancio del proprio sito Find a Pet. Generalizzazioni? Fino a un certo punto, perché la ricerca prende in esame un esercito di persone che vive con il proprio animale domestico e ne tratteggia pregi, difetti, debolezze e anche abitudini di vita sulla base delle dichiarazioni degli stessi intervistati ai quali è stato chiesto di descriversi in tre parole.


Vincono i cani (e i loro padroni)


A vincere la battaglia dei pets (animali domestici) è il cane, non solo perché è il più scelto tra tutti i possibili animali come convivente dell’uomo (e della donna), ma anche perché è rappresentato da una tipologia di padrone decisamente affidabile. Mattiniero, lavoratore, serio, affidabile, propenso a costruire famiglia: il proprietario tipico di un cane presenta una serie di caratteristiche psicologiche positive che gli altri padroni non hanno. Il primato è anche numerico poiché chi ha un cane costituisce circa il 77 per cento della popolazione britannica che ha scelto di vivere con un quattro zampe, mentre i possessori di un gatto sono il 21 per cento della stessa quota e quelli di conigli il 2 per cento.


E gli amici dei gatti?


Innanzitutto il proprietario di gatto è soprattutto femmina, single, giovane, disordinata e svampita, nottambula e pigra: questo il ritratto a grandi linee tratteggiato dall’inchiesta sugli esseri umani che hanno scelto di dividere la propria abitazione con un inquilino felino. La caratteristica più ricorrente nelle descrizioni degli amici dei mici è l’introversione, seguita dal disordine e dalla dipendenza dalla televisione. Secondo quanto emerge chi vive con un gatto insomma tende a condurre una vita più contemplativa, più rivolta all’introspezione, solitaria e riflessiva, oltre ad avere una predilezione per il caos. Ma guardate da un certo punto di vista anche queste sono caratteristiche belle e non necessariamente negative: semplicemente chi sceglie il gatto sceglie anche un altro modo di vivere, non necessariamente peggiore, ma semplicemente diverso.



Razza per razza


Ma è sulla scelta delle razze che il ritratto psicologico si affina ed emergono le differenze più sottili: i padroni di Pastore tedesco sono i più attivi, mentre i più indolenti sono coloro che possiedono un gatto persiano. I padroni di Border Terriers sono statisticamente i più carini ed eleganti, mentre quelli che vivono insieme ai gatti tartarugati sono timidissimi. E poi ci sono i padroni di Cocker, spesso smemorati, e quelli che hanno uno Springer Spaniel, che si contraddistinguono per la loro estroversione e socievolezza. Chi invece sceglie come compagno il classico gatto tartarugato (Tortoise Shell) è introverso e solitario e chi sceglie la razza “britannico a pelo corto” (British Shortair) vanta spiccate capacità logiche. Chiaramente da questo affresco tratteggiato dagli stessi padroni di animali domestici non emerge nulla di scientifico, ma piuttosto ricorrono statisticamente alcune tipologie che evocano come padrone tipico del cane un uomo un po’ bucolico e preferibilmente ammogliato e come classica padrona di gatto un tipo alla Audrey Hepurn-Holly di Colazione da Tiffany. Talmente libera, confusa e sognatrice da non voler attribuire neppure un nome al proprio adorato micio. Si chiama semplicemente gatto l’amico di Holly, «Perché io non ho il diritto di dargli un nome, in fondo noi due non ci apparteniamo…».


da:corriere.it


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