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giovedì 21 gennaio 2016

Le origini delle maschere di Carnevale.La prima figura comica, diventata poi...


La prima figura comica, diventata poi personaggio fisso della commedia, era lo “zanni”. Originario del bergamasco, rappresentava il contadino povero e ignorante. Con gli anni la figura degli zanni si distinse in due categorie: il servo furbo, o primo zanni, e il servo sciocco, o secondo zanni. Da questo momento nascono maschere come Brighella e Arlecchino entrate a far del costume italiano.
Arlecchino e Colombina di Giovanni Domenico Ferretti, XVIII sec.
La maschera di Arlecchino ha origine dalla contaminazione di due tradizioni: lo Zanni bergamasco da una parte, e “personaggi diabolici farseschi della tradizione popolare francese”, dall’altra.
La carriera teatrale di Arlecchino nasce a metà del cinquecento con l’attore di origine bergamasca Alberto Naselli noto come Zan Ganassa che porta la commedia dell’arte in Spagna e Francia. Nel ‘700 Goldoni lo introdusse nella commedia letteraria.
Abito: a pezze multicolore, maschera nera, dialetto pseudo bergamasco, astuzia, coraggio e poltroneria. Ebbe particolare fortuna nel ‘700, durante l’800 la sua figura decadde per essere ripresa durante il teatro dei burattini, come protagonista di farse e di commedia per fanciulli.
Colombina è il nome di una maschera veneziana della Commedia dell’Arte.
È la scaltra servetta fidanzata di Arlecchino. È molto maliziosa e convince Arlecchino ad esaudire ogni suo desiderio, soprattutto a comprarle tutto ciò che desidera.
Pulcinella
Pulcinella è una maschera napoletana della commedia dell’arte.
La sua creazione si deve, molto probabilmente, a Silvio Fiorillo da Capu che lo interpretò sul palcoscenico. Pulcinella indossa un camicione bianco con larghi pantaloni bianchi, ha un cinturone nero in vita, il ventre sporgente, scarpette nere, un cappuccio bianco in testa e una grossa maschera al viso che lascia scoperta sola la bocca; ha un naso ricurvo, le rughe sulla fronte e un espressione al quanto inquietante. Egli è un servo furbo e pigro, ha una tonalità di voce stridula e acuta, cammina in maniera goffa, gesticola in modo eccessivo, tanto che quando deve mostrare la sua gioia, lo fa in maniera plateale e senza risparmiare le sue energie vitali comincia a saltellare, danzare, cantare, gridare, ecc.


Balanzone
Balanzone (allegoria della Giustizia), conosciuto anche con il nome di Dottor Balanzone, è una maschera di originebolognese.
Uomo dalle guance rubizze, veste sempre di nero ed ha una grossa pancia; è solito gesticolare molto, ma i suoi gesti sono sempre pacchianamente autorevoli ed eloquenti. Calza una piccola maschera che ricopre solo le sopracciglia e il naso, appoggiandosi su due grandi baffi. Indossa la divisa dei professori dello Studio di Bologna: toga nera, colletto e polsini bianchi, gran cappello, giubba e mantello.
Gode di molta stima tra le altre maschere che spesso si rivolgono a lui per un parere medico, e lui non nega il suo aiuto e coglie l’occasione per fare la cosa che più gli piace: parlare ed elargire pareri di nessun valore.
Brighella
Brighella è una maschera popolarebergamasca, deve il suo nome al suo carattere attaccabrighe, insolente e dispettoso. E’ compare di Arlecchino, entrambi bergamaschi. Brighella però ci tiene a precisare che lui é di Bergamo alta, mentre Arlecchino è di Bergamo bassa.
Brighella è un tipo di servo avventuriero munito di coltello e pronto a qualsiasi azione e intrighi, il che ha dato origine al suo nome. Viene raffigurato con giacca e pantaloni decorati con galloni verdi; ha scarpe nere con i pon pon verdi. Il mantello è bianco con due strisce verdi, la maschera e il cappello sono neri. Sa suonare e cantare tanto che è chiamato pure “Flautino”. Goldoni lo ha introdotto tra le sue maschere trasformandolo talora in servo affettuoso e disincantato.
Pantalone
Pantalone è una mascheraveneziana, rappresenta il tipico mercante vecchio, avaro e lussurioso.
In seguito è stato trasformato nel saggio e buon padre di famiglia. Veste in velluto o stoffa rossa, con calze rosse e berretto. Non abbandona mai la borsa con i suoi averi.
Il nome Pantalone deriva da “Pianta Leone”, come venivano definiti coloro che, con la scusa di conquistare nuove terre per Venezia, si sbrigavano a piantare la bandiera di San Marco su ogni pezzo di terra che trovavano. E’ chiamato il Magnifico.
Gianduia
Gianduja è una maschera popolaretorinese di origini astigiane. Il suo nome deriva dalla locuzione Gioann dla doja ovvero Giovanni del boccale.
Dal suo nome deriva quello della cioccolata gianduia e del famoso cioccolatino “Gianduiotto”.
E’ un intenditore di vini doc e la sua vera passione sono le osterie. E’ un galantuomo allegro dotato di buon senso e coraggio che ama, oltre al buon vino, anche la buona tavola.
Scaltro e arguto, ha un costume di panno color marrone, bordato di rosso, con un panciotto giallo e le calze rosse. Nella tradizione carnascialesca si affianca a quelle medioevali di Ballanzone per Bologna, Pantalone per Venezia, Pulcinella per Napoli ecc.
Stenterello
Stenterello è la maschera tradizionale diFirenze. Conosciuto come l’unica maschera del Carnevale e del Teatro fiorentino. Dal naso prominente, Stenterello è il tipico personaggio fiorentino chiacchierone, pauroso ed impulsivo; ma anche saggio, ingegnoso e pronto a schierarsi dalla parte del più debole, anche se la tremarella gli mette spesso i bastoni tra le ruote. Assieme alla risposta pronta, ha sempre battute pungenti, espresse in vernacolo fiorentino, non volgare ma mite e brioso. Indossa il tricorno nero o una lucerna con fregio, una giacca (zimarra) o giubba a falde di color azzurro chiaro o blu, sopra ad una sottoveste sgargiante, panciotto giallo canarino, dei calzoni corti neri (a volte neri e verdi), una calza di cotone rossa ed una fantasia, o due diverse tra loro ma a righe, scarpe a fibbia basse, ed una parrucca bianca con codino all’insù.
Meneghino
Meneghino è una maschera lombardache nasce nel Seicento. Meneghino impersona un servitore rozzo ma di buon senso che, desideroso di mantenere la sua libertà, non fugge quando deve schierarsi al fianco del suo popolo. Generoso e sbrigativo, è abile nel deridere i difetti degli aristocratici. “Domenighin” era il soprannome del servo, che la domenica accompagnava le nobildonne milanesi a messa o a passeggio. Durante l’insurrezione delle Cinque Giornate di Milano nel 1848 fu scelto dai milanesi come simbolo di eroismo. Vestito di una lunga giacca marrone, calzoni corti e calze a righe rosse e bianche, ancora oggi è protagonista dei carnevali milanesi.
Rugantino
Fonte:web












Rugantino è una maschera del teatroromano. Questa maschera impersona un tipico personaggio romanesco, er bullo de Trastevere, svelto co’ le parole e cor cortello, il giovane arrogante e strafottente ma in fondo buono e amabile. L’aspetto caratteristico di Rugantino è l’arroganza, infatti il suo nome nasce dalla parola romanesca ruganza ovvero “arroganza”. Rugantino era vestito da sbirro; indossava pantaloni, gilet e giacca rossi, calzava scarpe con grandi fibbie e portava un cappello a due punte. Il suo nome deriva senza dubbio da ” rugare” cioé brontolare, borbottare, come una pentola d’acqua che ribolle.
Con il tempo smetterà l’abbigliamento militare e, vestiti panni civili, smusserà il suo carattere negativo per assumere un carattere più pigro e bonario che ne farà l’interprete di una Roma popolare ricca di sentimenti di solidarietà e giustizia.

DOLCI DI CARNEVALE - LE CASTAGNOLE: VARIANTI E RICETTE...


Le castagnole sono uno dei dolci più tipici del Carnevale, molto apprezzato nelle sue diverse varianti.

La ricetta presentata di seguito è quella originale, semplicissima da realizzare in casa, ma perchè non provarle anche anche ripiene alla ricotta o all’achermes.


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Ingredienti

400 g di farina
50 g di zucchero
2 uova
80 g di burro
1 cucchiaino da caffè di lievito vanigliato
1 limone grattugiato
zucchero a velo
sale
olio per frittura


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Preparazione

In una terrina ammorbidire il burro, incorporare lo zucchero e poi le uova, una alla volta, affinchè vengano assorbite per bene.

Mescolare e aggiungere la buccia grattugiata del limone, un pizzico di sale e tanta farina quanto basta ad ottenere un impasto morbido. Aggiungere il lievito setacciato.

Dall’impasto create delle palline della grandezza di una noce.

Friggerle in abbondante olio bollente fino a che non assumono un bel colore dorato.

Toglierle dall’olio con l’aiuto di una schiumarola e metterle ad asciugare su carta assorbente.

Prima di servirle, spolverarle con lo zucchero a velo o con quello semolato.
Per ottenere un impasto piu’ morbido aggiungete 200 gr di ricotta all’impasto.

Fonte:http://angolodellamicizia.forumfree.it/?t=64699569

Poesie e filastrocche di Carnevale...


Poesie di Carnevale

Viva i coriandoli di Carnevale
Viva i coriandoli di Carnevale,
bombe di carta che non fan male!
Van per le strade in gaia compagnia
i guerrieri dell’allegria:
si sparano in faccia risate
scacciapensieri,
si fanno prigionieri
con le stelle filanti colorate.
Non servono infermieri
perchè i feriti guariscono
con una caramella.
Guida l’assalto, a passo di tarantella,
il generale in capo Pulcinella.
Cessata la battaglia, tutti a nanna.
Sul guanciale
spicca come una medaglia
un coriandolo di Carnevale.
Gianni Rodari
La canzone delle mascherine
Un saluto, a tutti voi;
dite un po’ chi siamo noi?
Ci guardate e poi ridete?
Oh! mai più ci conoscete!
Noi scherziam senza far male,
Viva, viva il Carnevale!
Siamo vispe mascherine,
Arlecchini e Colombine,
diavolini, follettini,
marinai, bei ciociari
comarelle vecchierelle:
noi scherziam senza far male,
viva, viva il Carnevale!
Vi doniamo un bel confetto,
uno scherzo, un sorrisetto;
poi balliamo
poi scappiamo.
Voi chiedete: Ma chi siete?
Su pensate, indovinate.
Siamo vispe mascherine,
Arlecchini e Colombine,
diavolini, follettini,
marinai, bei ciociari
comarelle vecchierelle:
noi scherziam senza far male,
viva, viva il Carnevale!

Carnevale
Che fracasso!
Che sconquasso!
Che schiamazzo,
mondo pazzo!
E’ arrivato Carnevale
buffo e pazzo,
con le belle mascherine,
che con fischi, frizzi e lazzi,
con schiamazzi,
con sollazzi,
con svolazzi di sottane
e di vecchie palandrane,
fanno tutti divertir. Viva, viva Carnevale,
che fischiando,
saltellando,
tintinnando,
viene innanzi e non fa male;
con i sacchi pieni zeppi
di coriandoli e confetti,
di burlette e di sberleffi,
di dispetti,
di vestiti a fogge strane,
di lucenti durlindane,
di suonate, di ballate,
di graziose cavatine,
di trovate birichine!
I Burattini
Son di legno, son piccini,
colorati i vestitini;
sempre buoni e obbedienti,
svegli, allegri e sorridenti:
son delizia dei bambini.
che invenzione i burattini!
Quando alcun non li molesta,
dormon tutti in una cesta:
se ne stanno in compagnia
tutti, in pace ed armonia,
come tanti fratellini.
che gioia i burattini!
Pulcinella ed Arlecchino,
Stenterello e Meneghino,
con Brighella e Pantalone,
Colombina e Balanzone,
fanno ridere i bambini.
Viva, viva i burattini!
Carnevale vecchio e pazzo
s'è venduto il materasso
per comprare pane e vino
tarallucci e cotechino.
E mangiando a crepapelle
la montagna di frittelle
gli e cresciuto un gran pancione
che somiglia ad un pallone.
beve bene e all'improvviso
gli diventa rosso in viso
poi gli scoppia anche la pancia
mentre ancora mangia,mangia, mangia...
Così muore il Carnevale
e gli fanno il funerale;
dalla polvere era nato
ed in polvere è tornato.
G.D'Annunzio

Scherzi di Carnevale
Carnevale,
ogni scherzo vale.
Mi metterò una maschera
da Pantalone,
dirò che ogni mio starnuto
vale un milione.
mi metterò una maschera
da pagliaccio,
per far credere a tutti
che il Sole è di ghiaccio.
Mi metterò una maschera
da imperatore,
avrò un impero
per un paio d'ore:
per voler mio dovranno
levarsi la maschera
quelli che la portano
ogni giorno dell'anno...
E sarà il carnevale
più divertente
veder la faccia vera
di certa gente.
G. Rodari




La storia dei coriandoli e come crearli. Durante le...


Durante le sfilate di carrozze, tipiche di molte città, venivano gettati sulla folla mascherata granoturco ed arance, fiori, gusci d'uovo ripieni di essenze profumate, monete..
A partire dal XVI secolo, con i frutti del coriandolo, rivestiti di zucchero, si iniziarono a produrre dei confettini profumati, fatti apposta per essere lanciati dall' alto dei carri mascherati o da balconi e finestre.
Questa usanza, piuttosto costosa, cadde in disuso. I confetti bianchi vennero gradualmente sostituiti da piccole pallottole, di identico aspetto, ma fatte di gesso.
Pare che a Milano, nel XIX secolo, si cominciò a tirare qualcosa di diverso: minuscoli dischetti di carta bianca che al minimo refolo di vento si sollevavano in aria, come se una nevicata ricoprisse i carri che sfilavano.
Narra la leggenda che la geniale trovata fosse dell'ingegner Enrico Mangili, che aveva pensato di usare i dischetti di scarto dei fogli bucherellati che si usavano come lettiere per i bachi da seta. Presto la folla li cominciò a chiamare con il nome con cui ancora oggi li conosciamo: coriandoli.
I coriandoli cominciarono ad essere prodotti a livello industriale e non più come materiale di scarto, utilizzando anche carta colorata.

Come fare i coriandoli
ottimo modo per riciclare la carta di vecchi giornali e riviste che giacciono ormai inutilizzate nel ripostiglio.

Prendete tutti i fogli di carta che non utilizzate più che trovate in casa, ovviamente meglio se colorati: vanno bene i fogli di carta dei regali che abbiamo nei cassetti e che non abbiamo mai riutilizzato, le pagine delle riviste e i vecchi quotidiani.

A questo punto vi basterà procurarvi una macchinetta perforatrice, di quelle che si usano negli uffici per fare i buchi ai fogli per essere messi nei raccoglitori, e cominciare a bucare i fogli di carta che avete deciso di far diventare coriandoli, con questa macchinetta, premunendovi prima di una bacinella per raccogliere i pezzetti di carta. Le macchinette perforatrici si trovano in tutte le cartolerie e costano poco, all’incirca 3 o 4 euro.

Una volta che avrete bucato tutti i fogli, ecco che nella bacinella vi saranno ammucchiati un bella quantità di coriandoli che vi basterà mischiare, mettere nei sacchetti e utilizzare come meglio preferite per la vostra festa o per Carnevale.

Un’alternativa ai classici coriandoli rotondi è quella di realizzarli con delle forme, tipo cuoricini o stelline; in questo caso basterà procurarsi delle perforatrici che fanno buchi nella carta con delle forme, ed ecco che otterrete degli originali coriandoli.

Infine una piccola dritta: con questo sistema si possono realizzare anche i coriandoli bianchi da lanciare agli sposi in occasione dei matrimoni. Molti sposi, infatti non amano i lancio del riso, e i coriandoli bianchi sono un ottimo compromesso tra innovazione e tradizione.

Anche i coriandoli bianchi possono essere acquistati nei negozi specializzati in allestimento feste, ma a differenza di quelli comuni, sono un po’ più costosi e nei sacchetti ce n’è una quantità minore. Per realizzare i coriandoli bianchi usate lo stesso procedimento, sostituendo i fogli di carta da giornale con dei semplici fogli bianchi; vanno bene anche i comuni A4 che si usano per le fotocopie.


Decorazioni fai da te per Carnevale e vestiti per bambini.Se c'è...


Decorazioni fai da te per Carnevale


Se c’è una festa perfetta per abbondare in decorazioni fai da te, questa è il Carnevale. Niente di meglio di un party in maschera per dare libero sfogo alla nostra fantasia, alla voglia di metterci in gioco, di stupire e di divertire, magari partendo da materiale “povero” che abbiamo in casa per creare costumi e mascherine originali. Non c’è bisogno di spendere un patrimonio in decorazioni già pronte per conferire agli ambienti di casa un allegro aspetto carnevalesco, anzi! Tuttavia, se abbiamo in mente di invitare gli amici per una cena, una festicciola o addirittura un party danzante di Carnevale, non dobbiamo nemmeno limitarci a spargere qua e là un po’ di coriandoli e qualche stella filante, sarebbe davvero misero da parte nostra. Cerchiamo, invece, di usare l’immaginazione e studiare una scenografia coerente per tutto l’ambiente, magari partendo da un tema preciso. Vediamo qualche idea.

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Vestiti di Carnevale fai da te per bambini

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I vestiti di Carnevale per bambini (e adulti) più divertenti sono quelli fai da te. Per quanto belli possano essere quelli già confezionati che troviamo nei negozi di giocattoli o nei supermarket dotati di reparto abbigliamento, si tratta sempre e comunque di costumi in serie, poco originali. Possono andare bene quando non si ha tempo di confezionare un vestito con le proprie mani, o per partecipare ad una festa in maschera dell’ultimo minuto, ma a dirla tutta, non danno grande soddisfazione. Il vero spirito di una festa goliardica come il Carnevale è proprio quella dello scherzo, del gioco, del travestimento come burla. Ecco perché fare dei costumi ai propri bimbi puntando sull’improvvisazione e sull’estro, è senza dubbio un’idea vincente.

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fonte web

La storia delle maschere.La maschera è sempre stata,fin...


La storia delle maschere

La maschera (dall'arabo "mascharà, scherno, satira) è sempre stata, fin dalla notte dei tempi, uno degli elementi caratteristici e indispensabili nel costume degli attori.


Originariamente era costituita da una faccia cava dalle sembianze mostruose o grottesche, indossata per nascondere le umane fattezze e,nel corso di cerimonie religiose, per allontanare gli spiriti maligni.




In seguito, dapprima nel teatro greco, successivamente in quello romano,la maschera venne usata regolarmente dagli attori per sottolineare la personalità e il carattere del personaggio messo in scena.Ma l'uso della maschera che interessa questa necessariamente sommaria introduzione si riferisce propriamente a quel fenomeno teatrale, fiorito in Italia nel corso del XVI secolo e affermatosi prepotentemente in quello successivo, comunemente noto come "Commedia dell'Arte".


Uno dei primi "temi", estremamente elementare e naturale, oggetto di rappresentazione nelle primitive forme della commedia "a soggetto", è la "beffa del servo", una sorta di ingenua e innocua rivincita concessa dalla fantasia popolare all'umile nei confronti del potente.Innumerevoli sono le rappresentazioni, specie sui palcoscenici della decadente Repubblica veneziana, che hanno come tema il contrasto tra il servo zotico (lo "Zanni") e il padrone vecchio e rincitrullito (il "Magnifico").


La fortuna del contrasto, le varie forme in cui si manifesta, fanno sì che ilpersonaggio dello Zanni subisca continue, interessanti e sostanziali modifiche, e che si caratterizzi variamente, rendendosi sempre più simpatico e variegato: questo spiega la presenza, nella tradizione giunta  fino a noi, di tante maschere rappresentanti parti di servitori, dal celeberrimo Arlecchino all'intelligente Scapino.


A proposito di Arlecchino, ci sembra doveroso ricordare quell'autentico genio della Commedia dell'Arte che nobilitò le scene nella seconda metà del XVI secolo e, partito con l'interpretazione dello stereotipo personaggio del servo Zan Ganassa, nel 1572, in terra di Francia, per la prima volta attribuì alla maschera il nome di Zanni Arlecchino.

Le continue e salutari mutazioni a cui fu soggetto il personaggio dello Zanni portarono inevitabilmente alla distinzione fra servo furbo e servo sciocco, chiamati "primo" e "secondo" Zanni.Arlecchino, Burattino, Flautino e il famosissimo Pulcinella facevano parte del secondo gruppo; Brighella, Beltrame, Coviello, Zaccagnino, Truffaldino, Pezzettino, Stoppino del primo.




Un posto di primo piano è riservato alle maschere dei "vecchi", il cui capostipite sarebbe il "senex" della commedia latina.I "vecchi" generalmente erano due, ma non portavano sempre e dovunque lo stesso nome; perlopiù furono conosciuti l'uno sotto il nome di Pantalone e l'altro di Dottore, Dottor Graziano o Dottor Balanzone.


Altra maschera fondamentale era quella del Capitano, soldataccio
spaccone, vanaglorioso, violento e pavido, altrimenti noto come Capitan
Spaventa, Capitan Rodomonte, Capitan Matamoros, Capitan
Spezzaferro, Capitan Terremoto, Capitan Spaccamonte, e via di questo
passo. In questa maschera si è voluto vedere una caricatura feroce del
soldato spagnolo che, nel periodo di tempo in cui fiorì la Commedia
dell'Arte, spadroneggiò in quasi tutta la penisola.


Accanto alle maschere che rappresentavano i personaggi principali e
indispensabili in ogni commedia, si aggiravano altre maschere, spesso
doppioni, derivazioni delle prime con mutazioni o correzioni non molto
indovinate: a volte non era mutato che il nome, altre il dialetto che la
maschera parlava. I Pandolfi, gli Ubaldi, i Cola, i Burattini e i Pezzettini
ebbero giorni di relativa gloria nel XVII secolo, dopo di che scomparvero.

E, dal momento che ci siamo lasciati andare in una carrellata, fugace ma
abbastanza organica, dei personaggi della Commedia dell'Arte, ci sembra
giusto concludere ricordando quelle astute servette, altrimenti
chiamate "fantesche", preposte alla salvaguardia dell'onore di spesso
scialbe padroncine.

Tutti questi straordinari personaggi sono riusciti a sopravvivere alla morte
del teatro al quale pur debbono la vita, perché riconosciuti degni di
rappresentare ciò che di più caro le città italiane avevano nel cuore, le
tradizioni domestiche, la parlata popolaresca, lo spirito delle antiche cose.

E ancora oggi continuano a rallegrare i nostri Carnevali.